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Siamo alla metà dell' VIII secolo.

 

 

 

 

Carlo, chiamato Magno cioè il grande, alla morte del padre Pipino il Breve, venne incoronato re dei Franchi. Aveva sedici anni.

 

 

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Carlo aveva una sorella che si chiamava Berta (quella che, secondo una tradizione, filava). Il re aveva certamente previsto per lei un matrimonio politico, che gli assicurasse l'alleanza di qualche forte nazione. Ma Berta si innamorò di un nobile valoroso, Milone d'Aglante, e chiese al fratello il permesso di poterlo sposare.

 

 

Carlo rifiutò e, alle insistenti preghiere della sorella, si adirò moltissimo.

I due giovani allora decisero di fuggire insieme.

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Milone e Berta vennnero in Italia. Si sposarono e cercarono rifugio a Sutri, un piccolo paese a nord di Roma.

E qui, in una caverna solitaria, venne alla luce il loro figlio che chiamarono Orlando.


 

 

 


Orlando si era fatto un giovane forte e coraggioso e la sua aspirazione era quella di poter servire lo zio Carlo, il re dei Franchi.

Intanto suo padre era morto e sua madre si era risposata: ora Orlando aveva un patrigno, Gano di Maganza, che era un paladino di Carlomagno.

I Paladini erano dodici. Dodici cavalieri scelti personalmente dal re fra i conti e i baroni più valorosi e più devoti cristiani. Essi costituivano la sua guardia nobile.

 

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Forse fu a Sutri che Orlando poté essere presentato a Carlo, una volta che il re si recava a Roma a incontrare il papa (Sutri era l'ultima tappa del viaggio), o fu Gano stesso ad accompagnarlo a palazzo.

Non sappiamo se venne accolto bene dallo zio, non sappiamo se Berta fu alla fine perdonata, ma immaginiamo di sì perché il giovane fu scelto come paladino.

 

 

 

 

Vegliantino

Subito il paladino Orlando seguì re Carlo in una spedizione militare in Aspromonte.

Combattendo contro il pagano re Almonte, conquistò la sua spada e il suo cavallo.

La spada si chiamava Durlindana (in antico francese: dur-en-tail, cioè resistente al taglio). Il cavallo si chiamava Vegliantino.

 

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Le sue imprese non si limitarono all'Europa, ma Orlando si recò pure in Oriente.

 

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La leggenda racconta che, a causa del suo carattere focoso e impulsivo, egli venne a lite con lo zio e dovette perciò allontanarsi per un certo periodo. Se ne andò lontano a combattere gli infedeli, i Saraceni o Mori.

Le sue avventure furono narrate in lunghi poemi da Matteo Maria Boiardo (Orlando innamorato) e Ludovico Ariosto (Orlando furioso) nel 15°e 16° secolo.



 

Tutto quanto raccontato finora è in gran parte un ricamo di leggende e di fantasia di poeti.

Il nome di Orlando (Roland in francese antico) compare nella storia soltanto in una breve notizia data dallo storico Eginardo nella Vita Karoli cioè la vita di Carlomagno. Questo scrittore visse alla corte del re ad Aquisgrana, dunque doveva sapere bene le cose che erano accadute. E ci racconta soltanto questo: che Hruodlandus, prefetto della marca di Bretagna, morì con altri, a Roncisvalle.

Orlando era al seguito del suo re nella guerra contro Marsilio, il re saraceno di Saragozza. Dopo un lungo assedio, Marsilio si era arreso e l'esercito franco stava rientrando in patria.

Vi erano anche i dodici paladini, fra cui il nostro Orlando e il suo patrigno Gano di Maganza, che non lo aveva mai amato.

 

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Le regioni in rosa sono il regno dei Franchi, re Carlomagno

Le regioni in verde sono occupate dai Saraceni o Mori

 

 

 

 

 

 

 

 

Quando Carlomagno decise di mandare un ambasciatore a Marsilio per ulteriori accordi con il re sconfitto, Orlando propose il nome di Gano, forse pensando che era più anziano ed esperto. Il re quindi accolse la proposta e inviò Gano. Costui pensò che Orlando volesse liberarsi di lui: l'incarico era pericoloso. Il poco amore verso il figliastro si trasformò in odio e desiderio di vendetta.

Gano dunque si recò a Saragozza e prese accordi segreti con il re saraceno Marsilio per distruggere una parte dell'esercito di Carlomagno (e insieme Orlando).

 

Passo di Roncisvalle

Il Passo di Roncisvalle, oggi

Orlando si trovava con altri paladini e ventimila uomini a Roncisvalle, uno stretto passo dei Pirenei, e qui ebbe luogo l'imboscata.

 

 

La battaglia di Roncisvalle, incisione francese, XV secolo


L'esercito di Marsilio era molto più numeroso e, nonostante l'eroica lotta, i Franchi caddero tutti.


Olifante di avorio, Museo degli strumenti musicali, Bruxelles
Ormai vicino alla morte Orlando tentò di spezzare la sua spada Durlindana, per non farla cadere nelle mani nemiche, poi si confessò a Dio e si decise infine a suonare l'Olifante, il suo grande corno fatto con una zanna d'elefante.

Sarebbe stato vile suonarlo prima e chiedere aiuto, avrebbe solo attirato altri Franchi a morire nell'imboscata. Ma ora che tutto era finito, lo suonò per annunciare a re Carlo il sacrificio dei suoi uomini. Orlando suonò fino a farsi scoppiare le vene delle tempie.

 

Morte di Orlando

 

 

Era il 15  Agosto dell'anno 778.

 


 

 

 

 


 

 

 

Non ho ancora parlato di due persone care ad Orlando e che finirono con lui: Oliviero di Vienne e la sorella di lui, Alda la bella.

Il primo era un amico, la seconda era la promessa sposa di Orlando.

Oliviero era intimo, devoto e saggio compagno del paladino, inseparabile. Anche la sua spada aveva un nome: Altachiara.

A Roncisvalle era al suo fianco e fu lui, si racconta, a pregare Orlando di suonare alla fine il suo corno. I due amici morirono insieme.

 

 

Oliviero, scultura romanica nel Duomo di Verona

 

Di Alda sappiamo soltanto che era bella e che amava Orlando con passione. Quando seppe della sua morte (e di quella del fratello) non resse al dolore e cadde a terra senza vita.

Carlomagno pianse amaramente la morte dei suoi più valorosi soldati, dei suoi amati paladini e specialmente quella di suo nipote Orlando.

 

 Carlomagno piange

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Questo rilievo che rappresenta il pianto di Carlomagno di trova nell'arca funebre dell'imperatore nel Duomo di Aquisgrana

 

Un viale degli Alyscamps


 

 

 

Nel sud della Francia, nell'antica città di Arles, si trova il cimitero romano degli Alyscamps.

 

 

Tomba di Orlando


 


 

 

 

 

 

Qui, ci racconta la leggenda, è sepolto il paladino Orlando.Le gesta di Orlando e dei paladini, La Chanson de Roland, furono narrate e cantate alle corti e castelli medioevali per secoli.