IV - V secolo, ad Alessandria d'Egitto

 

 

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Socrate Scolastico, avvocato e storico, scriveva:

Ad Alessandria c'era una donna chiamata Hypatia, figlia del filosofo Theone, che otteneva tali successi nella letteratura e nella scienza da superare di gran lunga tutti i filosofi del suo tempo.

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Giovanni, vescovo cristiano di Nikiu, scriveva:

In quei giorni apparve ad Alessandria un filosofo femmina, una pagana chiamata Hypatia, che si dedicò completamente alla magia, agli astrolabi e agli strumenti di musica, che ingannò molte persone con stratagemmi satanici.

 

 

 

 

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Teone, matematico ed astronomo, era nato ad Alessandria nell'anno 335.

Redasse varie edizioni di opere matematiche e scientifiche, tra cui gli Elementi di Euclide e l'Almagesto di Tolomeo. Studiò i movimenti delle stelle, le inondazioni del Nilo e la vita degli uccelli.

Fu il direttore del "Museion", che era la più famosa Accademia dell'antichità, (quella scuola che oggi chiameremmo Unversità), finché venne chiuso nel 391 per ordine dell'imperatore Teodosio.

 

Nel 370 nacque sua figlia Ipazia, una figura molto discussa ai suoi tempi e oggi riconosciuta come la prima donna matematica della storia, anzi, la sola matematica per più di un millennio. Hypatia, in greco, significa alta, elevata.

Damascio, pagano e filosofo neoplatonico, scriveva:

Ipazia nacque ad Alessandria dove fu allevata ed istruita. Poichè aveva più intelligenza del padre, non fu soddisfatta dalla sua conoscenza delle scienze e volle dedicarsi anche allo studio della filosofia.

Alessandria vantava allora la più grande biblioteca esistente al mondo. Si presume contenesse circa 500.000 rotoli. Essa sarebbe stata poi distrutta dagli Arabi nel 642.

Possiamo immaginare che la giovane Ipazia vi trascorresse molto del suo tempo.

 

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Damascio continua il suo racconto:

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La donna era solita indossare il mantello del filosofo ed andare nel centro della città. Commentava pubblicamente Platone, Aristotele, o i lavori di qualche altro filosofo per tutti coloro che desiderassero ascoltarla.

 

Aveva raggiunto un alto livello di consapevolezza morale, era equilibrata ed austera e si manteneva casta.

Ipazia non si sposò mai. A 31 anni assunse la direzione della scuola neoplatonica di Alessandria. Insegnava matematica e filosofia.

Compilò tavole astronomiche, scrisse vari trattati di matematica (che però non ci sono pervenuti), inventò l'astrolabio, il planisfero e l'idroscopio.

 

Ancora Socrate Scolastico:

Ipazia ottenne tali successi nella letteratura e nella scienza da superare di gran lunga tutti i filosofi del suo tempo. Provenendo dalla scuola di Platone e di Plotino, lei spiegò i principi della filosofia ai suoi uditori, molti dei quali venivano da lontano per ascoltare le sue lezioni. Facendo conto sulla padronanza di sé e sulla facilità di modi che aveva acquisito in conseguenza dello sviluppo della sua mente, non raramente apparve in pubblico davanti ai magistrati. Né lei si sentì confusa nell'andare ad una riunione di uomini. Tutti gli uomini, tenendo conto della sua dignità straordinaria e della sua virtù, l'ammiravano di più.

 

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Ancora Giovanni:

Il governatore della città, Oreste, la onorò esageratamente perché lei l'aveva sedotto con le sue arti magiche. Il governatore cessò di frequentare la chiesa come era stato suo costume. E non solo fece questo, ma attrasse molti credenti a lei.

 

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Ancora Damascio:

Tale era Ipazia, così articolata ed eloquente nel parlare come prudente e civile nei suoi atti. La città intera l'amò e l'adorò in modo straordinario, ma i potenti della città l'invidiarono, cosa che spesso accade.

Socrate Scolastico:

Fu vittima della gelosia politica che a quel tempo prevaleva. Ipazia aveva avuto infatti frequenti incontri con il governatore Oreste. Questo fu interpretato calunniosamente dal popolino cristiano.

 

 

 

 

Alcuni di loro, perciò, spinti da uno zelo fiero e bigotto, sotto la guida di un lettore chiamato Pietro, le tesero un'imboscata mentre ritornava a casa. La trassero fuori dalla sua carrozza....

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 ..... e la portarono in un tempio chiamato Caesareumdove la spogliarono e poi l'assassinarono dilaniandola con cocci aguzzi.

Dopo avere fatto il suo corpo a pezzi lo bruciarono.

 

 

Ipazia, martire pagana

Era l'anno 415

 

 

 

Trascorrono più di mille anni. Un giovane artista di Urbino è impegnato a dipingere un grande affresco in una delle Stanze Vaticane. Il titolo dell'opera è La scuola di Atene.

L'affresco, inquadrato da un arco dipinto, rappresenta i più celebri filosofi, astronomi e matematici dell'antichità intenti nel dialogare tra loro.

Le figure sono cinquantotto, ma due soltanto guardano lo spettatore.

 

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E sono: l'unica donna, Ipazia e un autoritratto di Raffaello, che è rappresentato qui per significare che l'arte è alta filosofia.

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