Pico della Mirandola

01 Lo stemma dei  Pico  

Pico non era il suo nome, come si potrebbe pensare, ma il cognome. Si chiamava Giovanni. 

02 Il castello di  Mirandola

Giovanni Pico nacque a Mirandola (una cittadina in provincia di Modena) nel 1463.

Era il figlio più giovane di Francesco I, signore di Mirandola e conte della Concordia, e di Giulia dei conti di Scandiano.

03 Infanzia di Pico, Paul Delaroche,1842

Già da piccolissimo mostrava interesse per imparare e non dimenticava nulla.

A quattordici anni era a Bologna e studiava diritto canonico.

Studiò poi lettere a Ferrara e filosofia a Padova. A Pavia (aveva diciannove anni) studiò il greco.

04 Cosimo Rosselli, Cappella del miracolo, S. Amrogio, Firenze, XV secolob 

A ventun anni lo troviamo prima a Parigi e poi a Firenze dove strinse amicizia con Lorenzo il Magnifico e con i poeti, i filosofi e gli artisti che gli gravitavano attorno.

Il pittore Cosimo Rosselli lo ritrae fra Marsilio Ficino e Agnolo Poliziano in un grande affresco

E studiò l’ebraico, le lingue orientali antiche e moderne e le religioni dell’oriente.

 06 Villa Medici a Fiesole, D. Ghirlandaio, XV secolo

Lorenzo il Magnifico lo ospitò a lungo, insieme agli altri umanisti, nella splendida villa di Fiesole dove Pico scrisse le sue opere più importanti.

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Preparò 900 tesi di filosofia e religione da discutere pubblicamente a Roma, ma la Chiesa lo accusò di eresia e non lo poté fare. Pico fuggì in Francia e per ordine del papa fu perfino arrestato e imprigionato. Con l’intervento di Lorenzo venne liberato.

Finalmente tornò in Italia, conobbe il Savonarola e ne fu molto influenzato.

Con i suoi studi sulle religioni orientali era giunto alla convinzione che fosse una cosa possibile far convertire al cristianesimo sia i musulmani che gli ebrei.

Iniziò un’opera in cui si proponeva di confutare tutte le varie superstizioni, cominciando dall’astrologia.

Ma non la terminò perché morì improvvisamente e in modo misterioso: si mormorò che fosse stato avvelenato. Era il 1494, aveva soltanto trentun anni.

E’ sepolto a Firenze, nella chiesa di S. Marco, dietro una semplice lapide scritta in latino: una delle ventidue lingue che egli leggeva e parlava.

 

 08 Ritratto di Pico, Galleria degli Uffizi, Firenze.jpg

Si racconta che la sua memoria fosse tale da permettergli di ripetere a rovescio, cominciando dall’ultimo verso, una poesia udita una sola volta e, dice qualcuno, perfino l’intera Divina Commedia.

Il Savonarola lo definì un miracolo di Dio e della natura e qualcun altro il più brillante ingegno d’Europa del suo tempo.

Pico era bello, biondo e altero.

 Fine