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Di tutti i numeri esistenti forse nessun altro ha colpito la fantasia dell'uomo quanto il SETTE, lo si trova in varie civiltà, religioni e culture, dai tempi più antichi fino al giorno d'oggi.

 


Ziggurath 

Per i Babilonesi questo numero rappresentava il cosmo, la sua perfezione e totalità.

Gli astrologi salivano sul piano più alto dei loro templi, le zigurrat, e da lì osservavano gli astri. Per loro, sette erano i pianeti, che corrispondevano ai sette metalli più importanti: Shamash il Sole corrispondeva all'oro, Sin la Luna all'argento, Marduk Giove allo stagno, Isthar Venere al rame, Nimurta Saturno al piombo, Nergal Marte corrispondeva al ferro e Nebu Mercurio, ovviamente, al mercurio.

Pitagora


 
 

Secondo Pitagora il numero è il regolatore e l'arbitro di tutto ciò che accade nello spazio e nel tempo. E al numero sette univa l'idea di santità e lo considerava veicolo di vita.

 
 


 
Molte favole ruotano intorno al numero SETTE:Biancaneve

Barbablu 

Biancaneve e i sette nani

 

Gli stivali dalle sette leghe, che davano il potere di percorrere sette leghe con ogni passo (circa 40 chilometri)

Ammazzasette

E Barbablù, nella favola che Perrault scrisse nel 1697, ebbe tante mogli.

Il pluriuxoricida ne aveva già fatte fuori sette, quando sposò una fanciulla curiosa e coraggiosa che scoprì le malefatte del mostro e concluse la favola con un lieto fine.

 

Il piccolo sarto Ammazzasette che uccideva sette mosche in un colpo solo e se ne gloriava come di un'impresa eroica.


NonnaLucia 

 

Il Carducci ricorda con nostalgia e tenerezza la sua nonna Lucia, che abitava a Bòlgheri, e che gli raccontava una favola quando era bambino:

O nonna, o nonna! Deh com'era bella
quand'ero bimbo! Ditemela ancor,
ditela a quest'uom savio la novella
di lei che cerca il suo perduto amor!

-Sette paia di scarpe ho consumate
di tutto ferro per te ritrovare:
sette verghe di ferro ho logorate
per appoggiarmi nel fatale andare:

sette fiasche di lacrime ho colmate,
sette lunghi anni di lacrime amare:
tu dormi alle mie grida disperate
e il gallo canta e non ti vuoi svegliare.-

Zoroastro

 

 


 

Per Zoroastro, o Zarathustra, il profeta iranico del 1000 aC., vi erano sette cieli che giravano in un universo rotante.

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Per gli Indiani Sioux ogni giovane uscito dalla pubertà era tenuto a compiere sette riti di passaggio fra cui erano la purificazione, la danza guardando il sole, la supplica di una visione e il gioco della palla.


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I film con il numero SETTE sono numerosissimi: Sette chili in sette giorni, I sette dell'Orsa Maggiore, I magnifici sette, I sette samurai, Sette spose per sette fratelli, Sette uomini d'oro, Seven [senza traduzione italiana], Sette anni in Tibet, Giancarlo Giannini era Pasqualino Settebellezze, eccetera eccetera. 


 

 Orsaminore

Abbiamo nominato I sette dell'Orsa Maggiore, un filmone di guerra del 1952, parliamo un momento dell'Orsa Minore.

Gli antichi romani vedevano in essa sette buoi che aravano il cielo. Sette buoi, cioè septem-triones.

Secondo la mitologia scandinava invece sette buoi tiravano il sole attraverso il suo viaggio nel cielo.

 

 


 

Il SETTE è un numero mistico frequentissimo nella Bibbia, fin dalle prime pagine, perché sette giorni dura la Creazione.

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Allora Dio nel settimo giorno portò a termine il lavoro che aveva fatto......


 

Giuseppe, figlio di Giacobbe, giovane ebreo venduto schiavo in Egitto dai fratelli, sapeva interpretare i sogni.

Faraone, era circa il 1900 aC, lo chiamò e gli narrò il suo sogno:

AlmaTademaMi pareva di stare sulla riva del fiume e che dall'acqua uscissero sette vacche belle e grasse che si misero a pascolare, e dietro a queste venirne altre sette così brutte e scarne come non ne vidi mai in terra d'Egitto......

Giuseppe rispose:

Dio ha mostrato a Faraone quello che sta per accadere: ci saranno sette anni di abbondanza e poi sette anni di carestia e la fame consumerà la terra. Faraone, incarica un funzionario che faccia metter da parte nei tuoi depositi un quinto del grano prodotto ogni anno buono, lo potrai così ridistribuire al tuo popolo quando ne avrà bisogno.

Faraone allora soggiunse:

Dove mai potrò trovare un uomo più saggio di te? Sarai tu ad avere la sovrintendenza della mia casa e tutto il popolo ubbidirà ai tuoi ordini. Io ti do autorità su tutto il paese d'Egitto.

Faraone si tolse di mano l'anello e lo pose nella mano di Giuseppe.

Tutto poi si avverò come Giuseppe aveva previsto.


Menorah 

Restando fra gli ebrei, il candelabro del tempio, la menorah, ha sette bracci.

Nella Bibbia viene così descritto:

Bezalel fece il candelabro d'oro puro lavorandolo a martello.
Fece le sue sette lampade.
I suoi smoccolatoi e i suoi portacenere d'oro puro.


EbreiAGerico 

 

Giosuè, il successore di Mosé alla guida degli Ebrei, assediava Gerico.

..... e i sacerdoti presero l'arca del Signore e le sette trombe di corno di ariete che si adoperano per il giubileo, e camminavano suonando e girando intorno alla città, e il popolo li seguiva. Così fecero per sei giorni, Ma il settimo giorno, all'aurora, fecero sette volte il giro intorno alla città: al settimo giro, mentre i sacerdoti suonavano le trombe, Giosuè ordinò al popolo di alzare alte grida. Al suono delle trombe e delle grida le mura di Gerico caddero.


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Il numero sette è legato anche alla storia di Sansone e Dalila.

Il fortissimo Sansone si era innamorato della bella Dalila. Racconta la Bibbia che i prìncipi dei Filistei, i nemici di Israele, andarono da lei e le dissero: 'se con l'inganno ti fai dire da dove gli viene tanta forza, noi ti daremo mille e cento monete d'argento'.

Dopo vari tentativi non riusciti, Sansone le svelò il segreto. La sua forza era nei capelli, che non erano mai stati tagliati da quando era nato. Prosegue la Bibbia:

Dalila lo fece addormentare sulle sue ginocchia col capo nel suo seno e gli tosò le sette trecce'.


 

Anche per i cristiani sette è un numero speciale: i sacramenti (Battesimo, Cresima, Eucarestia, Penitenza, Estrema Unzione, Ordine, Matrimonio), i peccati capitali (superbia, accidia, lussuria, ira, gola, invidia, avarizia), le opere di misericordia corporale (dar da mangiare agli affamati, dar da bere agli assetati, vestire gli ignudi, alloggiare i pellegrini, visitare gli infermi, visitare i carcerati, seppellire i morti) e le opere di misericordia spirituale (consigliare i dubbiosi, inseganre agli ignoranti, ammonire i peccatori, consolare gli afflitti, sopportare pazientemente le persone moleste, perdonare le offese, pregare Dio per i vivi e per i morti).

E chi recita il Pater Noster chiede: che sia santificato il nome di Dio, che venga il suo regno, e che sia fatta la sua volontà e poi, per se stesso, chiede il pane, il perdono dei peccati, la forza contro le tentazioni e la liberazione dal male. In tutto sono sette grazie.


 

 Esiste una pia devozione in cui si commemorano i sette dolori della Madonna.

Il pittore tedesco Albrecht Dürer dipinse questi dolori in una sola tela circondando con essi l'immagine di Maria.

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Quando Gesù fu portato al tempio per la circoncisione un uomo saggio e giusto di nome Simeone lo prese fra le braccia e profetizzò egli è qui per la rovina e la resurrezione di molti in Israele. Poi aggiunse, rivolto a Maria e anche a te una spada trafiggerà l'anima.

 

 

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Poco più tardi la Madonna soffrirà il terrore di perdere il suo bambino per la strage ordinata da Erode, sarà obbligata a lasciare casa e patria e fuggire in Egitto. E lì rimarranno sette anni.

 

 

 

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Gesù, a dodici anni, non si trova più nella folla della festa di Pasqua: non è con lei, non è con Giuseppe, non è con i parenti. Lo trovano tre giorni più tardi nel tempio, seduto fra i dottori ad ascoltarli e interrogarli.

 

 

 

 

Gli altri dolori verranno molti anni dopo, e tutti in pochi giorni: vedrà suo figlio flagellato, inchiodato a una croce, lo vedrà morire e lo vedrà deporre.

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Simeone profetizzò una spada, ma la pietà popolare ne contò sette. A volte vediamo nelle chiese una statua della Madonna con sette spade infisse nel petto.

 

 

 

 


030_Le_Sette_Chiese_di_Roma_disegno_del_1575

 

 

 

A Roma, oltre ai sette colli, vi sono le Sette Chiese da visitare la terza domenica dopo Pasqua: S. Pietro, S. Paolo, S. Giovanni in Laterano, Santa Croce di Gerusalemme, San Lorenzo, S. Sebastiano, Santa Maria Maggiore.

 

 

 

 


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Nel gioco della scopa, qual è la carta più ambita, quella che regala un punto senza troppa fatica?

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E' naturalmente un sette, il sette di denari.

 

 

E se si sommano le due facce opposte di un dado si ottiene sempre sette: 1 + 6, 2 + 5, 3 + 4.


 

 

Anche i Savi dell'antichità erano sette e l'elenco dei loro nomi ce lo fornisce il filosofo Platone.

Si racconta che questi uomini di grande saggezza amavano incontrarsi di tanto in tanto in gare o simposi dove la superiorità dell'uno o dell'altro veniva messa alla prova.

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In un giorno qualunque di un anno qualunque del 7° secolo aC, essi si diedero appuntamento a Delfi, dove si trovava il più importante tempio oracolare di Apollo e dove la sua sacerdotessa, la Pizia, dava i responsi.

 

A ciascuno di loro fu richiesto di dettare una massima da iscrivere sulle mura del tempio.

Queste furono le risposte:

Chilone di Sparta: conosci te stesso massima che fu la preferita da Socrate

Cleòbulo di Rodi: ottima è la misura in tutte le cose

Periandro di Corinto: la cosa più bella del mondo è la tranquillità

Solone di Atene: impara a ubbidire e imparerai a comandare

Talete di Mileto: non dimenticare gli amici

Pìttaco di Mitilene: restituisci il deposito frase dal significato misterioso

Biante di Priene: la maggioranza degli uomini è cattiva frase dal significato molto chiaro

Di alcuni di questi saggi conosciamo soltanto il nome e la massima dettata, di altri abbiamo parecchie notizie.

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Talete di Mileto fu un matematico e filosofo, il primo a tentare spiegazioni di fenomeni fisici. Previde l'eclissi del 585 aC e a lui si devono vari teoremi di geometria.

Si racconta che sua madre lo tormentasse per farlo sposare e lui rispondeva sempre E' troppo presto. Poi, un giorno, dopo molti anni, cambiò la risposta Ora è troppo tardi, mamma.

Qualcuno gli chiese perché non avesse voluto aver figli: per amor loro rispose il filosofo.

Aveva già più di ottant'anni. Camminava, una notte, e guardava il cielo stellato. Cadde in un fosso. Una vecchietta, che lo conosceva, lo aiutò a tirarsi fuori ma non si trattenne dal fare il suo commento: Come potrai sapere quel che avviene in cielo se non ti accorgi neppure di quello che hai sotto i piedi!

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Cleòbulo viveva a Lindos. Quando Roma era ancora un piccolo villaggio, Lindos era una fiorente città nell'isola di Rodi, un centro di arte e di cultura.

 

Cleòbulo era stato dotato dalla natura di un aspetto avvenente e nobile: in gioventù si era recato in Egitto per la sua educazione. Tornato in patria, aveva sposato una fanciulla virtuosissima. Sua figlia Clebulina divenne così sapiente da imbarazzare i più abili filosofi con i suoi enigmi in versi e i suoi indovinelli, che erano anche la passione di Cleòbulo.

Ce ne è pervenuto uno che dice così:

Sono un padre che ha dodici figli. Ognuno di loro ha trenta figli con la faccia bianca e trenta figlie con la faccia nera. Essi sono tutti immortali eppure muoiono ogni giorno: sai chi sono io, il padre?

La risposta, ovviamente, è l'anno.

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Insieme a Talete, il più famoso dei Sette Savi è senz'altro Solone.

Solone fu un uomo politico ateniese, legislatore e poeta.

Racconta lo storico Erodoto che Solone viaggiò molto e un giorno giunse a Sardi, in Lidia, dove fu accolto con onore dal re Creso.

Creso, come si sa, era ricchissimo. Egli mostrò con orgoglio al suo ospite gli eleganti edifici della sua capitale e i favolosi gioielli e i tesori che possedeva, concludendo così: sono l'uomo più felice del mondo!

Solone gli rispose: non osare, Creso, fare questa affermazione. Nessuno può dirsi felice prima della sua morte

Anni dopo, il re venne vinto e fatto prigioniero da Ciro, il conquistatore persiano, e fu condannato al rogo.

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Ciro era presente quando stava per essere appiccato il fuoco alla pira e udì Creso che esclamava: Solone, Solone!

Il persiano, incuriosito, ordinò di far scendere Creso dalla pira e gli chiese il motivo di quella invocazione.

Creso spiegò:

Anni fa, ricevetti la visita di Solone l'ateniese, gli mostrai i miei tesori e mi dichiarai felice. Lui mi avvertì di aspettare la morte prima di fare una simile affermazione. Ora ho perso il trono, tutte le mie ricchezze e sto per morire bruciato. Come avevi ragione, come eri saggio, Solone!

Terminiamo il racconto dicendo che Ciro fu così colpito da queste parole che concesse la grazia a Creso e lo tenne presso di sé a corte come amico e consigliere.


 

I Sette Savi li avevano anche i cinesi, ma la loro storia è tutta diversa.

Era il 3° secolo aC. I sette stavano tutti insieme in un boschetto di bambù. Scrivevano poesie e si ispiravano con un bicchiere. Discutevano di magia nera e intanto bevevano. Conversavano amabilmente di religione e di filosofia, e a tratti si interrompevano per centellinare un sorso.

E a forza di bere, dice la leggenda, erano sempre ubriachi.

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040_Il_dio_Ahura_Mazda 

 

 

Nella mitologia persiana, il dio Ahura Mazda era circondato da sette spiriti immortali.

 

 

 

Vohu proteggeva gli animali e annotava i pensieri, le parole e le azioni dell'uomo. Asha rappresentava la verità e l'ordine morale. Sharevar aiutava i poveri e i deboli a superare i mali e proteggeva i metalli. Armaiti, figura femmilile, personificava la fedeltà, l'armonia e l'obbedienza al culto religioso e governava i pascoli e il bestiame. Haurvatat era lo spirito della salute. Amererat era patrono della vegetazione e dell'acqua. Sraosha infine era il guardiano del mondo e colui che lo avrebbe giudicato.


041_Omero

 

 

Sette erano le città che pretendevano di aver dato i natali a Omero: Smirne, Chio, Cuma Eolica, Pilo, Itaca, Argo e Atene. Sette, e non è neppure certo che Omero sia mai esistito!

 


 

 

042_Coccinelle

 

 

 

La coccinella septem-punctata è rossa, con sette grossi puni neri sul dorso.

 

 


 043_Luonnotar

 

Nella mitologia finnica Luonnotar era figlia dell'aria e dei cieli.

Il poema epico Kalevala racconta che ella trascorreva la vita da sola, nell'immenso vuoto dello spazio. Un giorno Luonnotar si immerse nelle acque e le onde la cullarono per 700 anni, durante i quali il respiro del vento le accarezzava il seno e il mare la rendeva fertile.

Poi un gabbiano con gli occhi d'oro arrivò volando dall'orizzone cercando un luogo su cui posarsi, e Luonnotar sollevò le ginocchia e su di esse l'uccello fece il suo nido ed iniziò a covare sette uova. Quando Luonnotar stese le gambe esse rotolarono nell'acqua, rompendosi.

Dai frammenti inferiori delle uova nacque la terra, mentre i frammenti superiori diventarono gli alti archi del cielo. Un tuorlo divenne il sole, un albume, la brillante luna. I frammenti maculati dei gusci crearono le stelle, e quelli più scuri le nuvole.


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Anche i Dormienti erano sette: Massimiliano, Malco, Martiniano, Dionigi, Giovanni, Serapione e Costantino.

La leggenda dei Sette Dormienti ebbe origine in Siria, alla fine del 5° secolo ed ebbe una straordinaria fortuna nelle letterature orientali, cristiane e musulmane. Perfino Maometto ricorda i Sette Dormienti nella 18° sura del Corano come gli uomini della caverna.

Esistono versioni greche, copte, arabe, armene e perfino etiopiche.

Si narrava che sette fanciulli cristiani di Efeso, era l'anno 250, durante una persecuzione dell'imperatore Decio, si rifugiarono con il loro cane in una caverna (ancora la fanno visitare ai turisti, sul lato orientale del monte Panayr, in Turchia).

Per meglio nascondersi ostruirono l'apertura con dei massi. E caddero subito in un profondo sonno.

 

045_La_copertina_del_libro_di_Camilleri

 

Dopo 187 anni, quando ormai il cristianesimo era la religione ufficiale, gli schiavi di un certo Adolio tolsero per caso uno di questi massi. Un raggio di sole discese nell'antro e ridestò i Dormienti, i quali credettero di aver dormito per poche ore.

 

Uno di essi uscì per andare in città in cerca di pane, ma non riusciva più ad orientarsi. Non riconosceva il paese e si meravigliava di trovare una grande croce eretta sulla porta principale della città. Finalmente il suo abito antiquato, la lingua arcaica, la vecchia moneta di Decio che offriva in pagamento fecero scoprire la verità.

La leggenda dei Sette Dormienti ha ispirato fin dall'antichità molti autori sia in occidente che in oriente. Per arrivare ai giorni nostri. Basta leggere una delle prime indagini del Commissario Montalbano, di Camilleri, quella dal titolo Il cane di terracotta.

 

 

 


 

Sfogliando l'Annuario dei comuni e delle frazioni si legge che, in Italia, non esiste nessun centro abitato il cui nome inizi con il numero sei o otto. Invece ce ne sono ben sedici che iniziano con sette. Fra cui: Settebagni, Settecamini, Settecannòli, Sette Casoni, Settefonti, Settefrati, Setteporte, Settequerce, Settesorelle, Settevene e Setteville.


 

I grandi navigatori del passato correvano i Sette Mari.

Essi erano l'Atlantico settentrionale e meridionale, il Pacifico settentrionale e meridionale, l'oceano Indiano, l'Artico e l'Antartico.

046_Il_Mappamondo_1570_Palazzo_Farnese_a_Caprarola


047 

 
 

 

 

Alla fine dell'Ottocento Rudyard Kipling pubblicava una raccolta di 33 poesie dal titolo Sette mari. Le gioie e le fatiche delle lunghe navigazioni, i porti esotici che raccontano la loro storia, la potenza delle navi da guerra, l'incanto delle terre vicine e lontane bagnate dai sette mari......

Questa è la nave con cui Vasco da Gama circumnavigò l'Africa e giunse in India.

 

 

 


 048_Illustrazione_di_Lon_Carr_per_le_Mille_e_una_notte_1925

 

 

Nelle famose Mille e una notte, raccolta di storie indo-persiane antichissime, la bella Sherazade si salva la vita e diventa regina raccontando storie.

Infatti, re Sharyar, dopo esser stato tradito dalla moglie che amava, aveva preso la cattiva abitudine di uccidere ogni mattina la donna che con lui aveva trascorso la notte.

Ma Sherazade inizia ogni sera un fantastico racconto e lo interrompe a metà la mattina seguente. Il re desidera sentire la fine della storia e rimanda la condanna al giorno dopo. La sera, lei termina il racconto ma ne inizia un altro, che poi interrompe all'alba. E così avanti, per mille e una notte. Finché Sharyar, incantato dalla fanciulla, decide di sposarla.

 

049_Sherazade_racconta

 

 

 

Alla 536° notte Sherazade inizia a raccontare di Sinbad il marinaio e il suo racconto durerà sette notti, perché Sinbad è protagonista di sette avventurosi viaggi.

Sinbad è un giovane ricco, ma sperpera tutti i suoi soldi. Nel tentativo di recuperare, col poco che gli resta compera delle merci e si mette per mare.

050_Sinbad

 

Durante il primo viaggio, la nave approda ad un'isola. Sinbad e l'equipaggio scendono e, infreddoliti, accendono un fuoco. Troppo tardi si accorgono che non sono sulla terra ma sulla schiena di una balena che, adirata, si inabissa nell'oceano. A stento Sinbad viene salvato dagli altri marinai e riportato a casa.

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Stanco della vita a terra Sinbad riprende il mare. Nuovamente approdano su un'isola, questa volta vera, per far scorta d'acqua. Il giovane si addormenta e viene dimenticato a terra.

Si sveglia e vede posarsi accanto a lui un enorme uccello. Si aggrappa alle sue zampe e l'animale lo porta nella Valle dei Diamanti. Vi sono pietre preziose dappertutto, anche nel nido dell'uccello. Se ne riempie le tasche e torna a Bagdad come un uomo ricco.

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Presto Sinbad riparte per il suo terzo viaggio. La nave viene catturata da nani selvaggi e portata in un'isola dove c'è un orco con un occhio solo che comincia a mangiare gli altri marinai. Come Ulisse con Polifemo, Sinbad lo acceca e fugge. Viene tratto in salvo da una nave che viaggia da un'isola all'altra e, nel mare, egli osserva strane creature: pesci che sembrano mucche e asini, uccelli che nascono da conchiglie......

 

Nel quarto viaggio Sinbad fa naufragio e arriva coi compagni a un'isola abitata da cannibali. Lui mangia pochissimo per dimagrire e non essere scelto fra i primi. Riesce poi a fuggire e raggiunge un paese dove le briglie e le staffe sono sconosciute. Sinbad finge di inventarle. Per ringraziarlo il re gli offre la figlia in sposa. La fanciulla muore prestissimo e, secondo le usanze del luogo, il marito viene sepolto vivo con la sposa morta. Sinbad fugge portando con sé gioielli e ori delle tombe e torna a casa ricchissimo.

053 

L'avventura lo chiama e Sinbad riprende il mare. La nave viene distrutta da due uccelli giganteschi i cui piccoli sono stati mangiati dai mercanti che viaggiano con Sinbad. Aggrappato a un rottame della nave, il nostro eroe raggiunge un'isola.

Qui trova un vecchio che sembra debole e infermo.

Chiede di essere trasportato e Sinbad se lo carica sulle spalle, senza saper che si tratta del crudele Vecchio del Mare il quale stritola nella morsa delle sue gambe chiunque gli capiti a tiro. Ma Sinbad prepara un liquore, fa ubriacare i vecchio ed è il primo che riesce a sfuggire alla sua stretta mortale.

Viene poi tratto in salvo e riportato in patria.

054 

Per la sesta volta Sinbad, ormai vecchio, ricerca l'avventura. Arriva in un'isola deserta ricca di pietre preziose, che raccoglie accuratamente. In una caverna trova un fiume sotterraneo che lo trasporta per un lungo tratto.

Rivede la luce dall'altra parte dell'isola dove sorge la città di Serendib. Il re lo accoglie con onore e quando sa che Sinbad viene da Bagdad lo fa riaccompagnare in patria con doni per il califfo.

A questo punto è il califfo stesso che incarica Sinbad di tornare a Serendib per ricambiare i doni del re. Inizia dunque il settimo e ultimo viaggio.

Ma la nave viene catturata dai pirati che lo vendono come schiavo a un cacciatore di elefanti.

Durante le battute di caccia naturalmente a Sinbad accade di tutto, però alla fine egli scopre un cimitero di elefanti dove sono accatastati mucchi di zanne. Viene perciò ricompensato con la libertà e con parte dell'avorio.

Può finalmente tornare a casa ricco e non muoversi più.

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056 Dante e il Purgatorio 

 

 

Per Dante, c'è un isola in mezzo all'oceano nell'emisfero australe, agli antipodi di Gerusalemme, su cui si innalza la montagna del Purgatorio, che egli visita durante il suo viaggio.

Il Purgatorio è suddiviso in sette ripiani o gironi circolari che vanno restringendosi verso l'alto. In cima, il Paradiso Terrestre.

 

057_La_Statua_della_Libert_dello_scultore_F._A._Bartholdi

 

 

 


 

 

 

Dal 1886 la Statua della Libertà dà il benvenuto alle coste degli Stati Uniti a innumerevoli turisti e immigrati.

Essa porta sul capo una corona con sette raggi.

 

 

 


058 La copertina del libro 059 La locandina del film

 

I sette pilastri della saggezza è una nota opera di Lawrence d'Arabia.

Il titolo di questo libro è preso da un versetto della Bibbia: La saggezza si è costruita la sua casa, ha intagliato i suoi sette pilastri.

 

Nel ponderoso volume Lawrence racconta quello che abbiamo visto nel film, e molte più cose ancora.

 


060 La locandina del film

 

 

 

 

E il prurito del settimo anno? Dicono che fosse già noto nel 1660. Si trattava però di un'allergia pruriginosa che impiegava sette anni a guarire.

 

Oggi ha un altro significato e si riferisce a una certa inquietudine nel matrimonio dopo sette anni, forse a causa di Marilyn Monroe e del suo Quando la moglie è in vacanza, il cui titolo originale è Il prurito dei sette anni.

 

 

 

 

 


 

Per gli antichi messicani, per i popoli dell'Africa Centrale e dell'Indonesia l'unità di tempo che noi chiamiamo settimana comprendeva cinque giorni.

 

 061 Scultura mesopotamica in calcare nero, 1200 a.C., Museo del Louvre, Parigi 

Fu in Mesopotamia intorno al 1000 aC che il ciclo lunare di ventotto giorni venne spezzato in quattro frazioni di sette. E ognuno di questi giorni venne dedicato a uno dei pianeti che lo presiedeva (Saturno, Giove, Marte, Sole, Venere, Mercurio, Luna). Nacque così la settimana.

 

I romani usavano lo stesso sistema.

 

I cristiani poi sostituirono il termine ebraico di Shabbat al nome di Saturno (rimasto per altro in inglese) e diedero alla domenica il nome del Signore, Dominus.

 


 

Il minestrone delle virtù - ricetta abruzzese

062 

Si fa in primavera questo squisito minestrone, con le prime verdure della stagione e con gli ultimi avanzi delle vivande invernali.

Perché minestrone delle virtù? Per la pazienza della massaia che lo prepara, e anche perché è basato sul numero sette. Sette, come le virtù cristiane, le quattro cardinali: prudenza, fortezza, giustizia e temperanza, e le tre teologali, fede speranza e carità.

Ingredienti:

7 tipi di verdura

7 qualità di carne

7 diversi legumi secchi

7 legumi freschi

7 tipi di pasta

7 condimenti

 


063 Buddha 

 

Buddha prese le misure dell'Universo facendo sette passi in ciascuna delle quattro direzioni.

Il buddismo attribuisce questi principi all'uomo:

la scintilla divina, lo spirito, l'anima, gli istinti, la materia, il corpo astrale e l'essenza della vita.

E sono sette.

E siccome le orecchie lunghe erano segno di sapienza e spiritualità, quelle di Buddha misuravano sette pollici.

 

 


 

In Estremo Oriente si venerano sette dèi, personificazione della fortuna terrena. Primo il Buddha panciuto incarnazione della gioia di vivere, vi è il Guardiano, poi il dio della Lunga Vita, quello dell'Erudizione, del Nutrimento, il dio della Pesca e infine la dea della Musica.

064_I_sette_di_della_fortuna

 

Essi venivano spesso rappresentati su una nave carica di tesori.

065_I_sette_di_della__fortuna_sulla_nave


 

066 La Genipa

Anche la Natura sembra amare il numero sette.

C'è per esempio una pianta tropicale che si chiama Genipa clusiifolia. Essa fiorisce ogni sette anni. Il frutto che produce ha sapore di liquirizia e gli uccelli ne vanno pazzi.

 

La caduta di una pietra nell'acqua produce sette onde che poi diventano piatte.

067 La Geotria

 

 

 

 

La lampreda è provvista di sette paia di sacchi branchiali con altrettante aperture laterali.

Queste aperture si vedono bene in questa foto che raffigura la Geotria Australis, una lampreda blu argentata che vive nelle acque fluviali e marine della Nuova Zelanda.

 068_Colonna_di_un_tempio_a_Dendera

 

 

 

Senza andare troppo lontano a cercare, la Natura ha dotato il viso umano di sette orifizi: due occhi, due narici, una bocca e due orecchie.

 

In un tempio a Dendera, in Egitto, vi è un'iscrizione in cui il numero sette è rappresentato appunto da un viso umano.

 

 


 

La Natura ci offre anche un arcobaleno con sette colori.

069 Arcobaleno a Stonehenge, Inghilterra

Racconta la Bibbia:

Noè uscì dall'arca con la moglie, i figli e le mogli dei figli, con tutto il bestiame e gli uccelli e i rettili che strisciano sulla terra.

070

 

 

E Dio disse: stabilisco la mia alleanza con voi, e questo è il segno: il mio arco pongo sulle nubi ed esso sarà il segno dell'alleanza fra me e la terra.

 

 

071_Iride_la_messaggera_degli_di 

 

 

Per gli antichi greci l'arcobaleno era la scia colorata che la dea Iride lasciava dietro di sé quando volava dal cielo alla terra per portare agli uomini i messaggi degli dèi.

Questa messaggera divina era una leggiadra e luminosa fanciulla alata vestita di veli variopinti. Aveva lunghi capelli che Zefiro, il suo innamorato, le scompigliava facendoli svolazzare leggermente intorno al viso.

 

 

 

072 Il Serpente Arcobaleno, Australia 

 

Per gli aborigeni dell'Australia l'arcobaleno è un Serpente divino.

Fu il Serpente Arcobaleno, durante la creazione, a creare i paesaggi e i loro contenuti.

Per farsi conoscere agli uomini, egli stesso dipinse la propria immagine su una roccia, poi andò nelle acque dove ancora oggi vive sereno.

L'autoritratto del Serpente Arcobaleno lo si può vedere tuttora nel sito archeologico di Ubirr nell'Australia del nord.

 

In molti paesi Europei la fede popolare considerava l'arcobaleno come presagio di ricchezza futura, e dove esso toccava la terra si credeva fosse sotterrato un tesoro contenuto in un paiolo.

Nei fumetti di Walt Disney Paperino e zio Paperone hanno tentato invano di trovare questo tesoro.

073 

074 Moneta dei Celti

 

Nella Germania meridionale in tempi molto antichi, i Celti usavano monete d'oro di forma sferica, chiamate palline dell'arcobaleno.

 

Le avevano forse trovate nel paiolo sotterrato?

 

 

In Cina, in Messico e nel Gabon invece era inopportuno additare o anche solo guardare l'arcobaleno: si rischiava di prendere l'itterizia, di perdere un occhio, di cambiar sesso, di rimanere folgorati o addirittura di scomparire.

Nel Caucaso avevano il timore di essere trascinati fra le nuvole.

 075_Stoffa_peruviana_di_fabbricazione_Chim

 

Anche in Perù l'arcobaleno veniva visto come un serpente, animale allungato e variegato nei colori e simbolicamente collegato all'acqua.

 

076 Vaso del 3000 a.C. rinvenuto a Jiroft, in Iran 

 

 

 

 

Recentemente è stato scoperto a Jiroft, nell'Iran nel sud, un sito archeologico ricco di reperti risalenti a una civiltà del 3000 aC., precedente perfino a quella dei Sumeri.

Un vaso rappresenta un dio con l'arcobaleno fra monti e rivoli d'acqua.

 

 


 

Le pagode, i templi buddisti, hanno sempre un numero dispari di piani. Nella grande maggioranza essi sono sette.


079_La_Pagoda_Thien_Mu_in_Vietnam

077 Pagoda del 1500 a Yesan-ri

  

078 Pagoda in Corea

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 080_Portafortuna_cinese

 

 

 

 

 

In Cina è frequente vedere nelle case il portafortuna che allontana gli spiriti maligni. Si tiene appeso e, ad ogni alito di vento o spostamento d'aria, suona come un carillon.

Esso è formato da sette strati.

 

 


081 Ricostruzione di un'antica lira greca 

 

La prima lira, ci raccontano i miti greci, aveva sette corde.

Essa era stata inventata dal dio Ermes, quando era ancora neonato. Il vispo bambinello aveva solo un giorno di vita quando era saltato fuori dalla culla ed era uscito dalla caverna sul monte Cillene dove mamma Maia e papà Zeus lo avevano sistemato. Era curioso di conoscere il mondo. Per prima cosa vide una tartaruga. Le disse:

'Scusa per quello che sto per farti, ma è una cosa importante.'

082 OrfeoSollevò l'animale e con un coltello svuotò il guscio, ci fece dei fori per i quali fece passare dei giunchi e a questi fissò, ben tesa, la pelle di un bue. Aggiunse un ponticello su cui dispose sette corde fatte di budella di pecora.

  

La toccò, gli risposero suoni armoniosi e lui cantò.

 

Fu solo più tardi che il musico Orfeo aggiunse alla lira due corde, in onore alle nove Muse sue protettrici. E con essa incantava gli uomini, gli animali e perfino gli alberi che, racconta il mito, addirittura si muovevano per avvicinarsi e sentire meglio.

 083 Pan suona il flauto

 

 

 


 

 

 

E sette canne aveva il flauto di Pan, che il dio caprino aveva tagliato da un canneto e unito con della cera.

 

 


 084 Niobe con una delle sue figlie

Il sette appare puntualmente in vari miti greci, ne ricorderemo alcuni dei più noti.

 

Niobe, sposa del re di Tebe, aveva sette figli e sette figlie.

Un giorno, al tempio, vedendo le donne tebane che veneravano la dea Latona, le invitò a interrompere il culto:

'Io sono superiore alla dea che ha solo due figli, un maschio e una femmina, io ne ho sette e sette! Anche se me ne dovesse morire qualcuno, sarei sempre superiore a lei!'

Gli dèi greci perdonavano molti peccati agli uomini, quasi tutti, ma non la tracotanza, la superbia nei loro confronti. La dea Latona si adirò e chiese ai suoi figli, Artemide e Apollo, ambedue abilissimi con l'arco, di vendicare questa offesa. Artemide trafisse le sette fanciulle e Apollo i sette giovani.

L'infelice Niobe pianse tanto che Zeus pietoso la trasformò in roccia. Dal sasso continuavano a uscire lacrime che formarono una sorgente e un fiume.

 

 

Sette ragazzi e sette ragazze li troviamo anche nella leggenda del Minotauro.

Re Minosse di Creta aveva fatto costruire all'ingegnere Dedalo il Labirinto, un intrico di corridoi da cui nessuno riusciva ad uscire. Qui aveva rinchiuso il mostruoso Minotauro, l'uomo con la testa di toro che si cibava di carne umana.

Gli Ateniesi avevano perduto una guerra e dovevano mandare a Creta, ogni certo numero di anni, sette maschi e sette femmine, da offrire al mostro.

086 Teseo e il Minotauro, pittura vascolare grecaIl giovane figlio del re, Teseo, partì con loro deciso a uccidere il Minotauro e liberare la sua città da questo terribile tributo di sangue. L'impresa riuscì per il suo coraggio e anche per il suo fascino. Con il coraggio riuscì a vincere il mostro e con il fascino vinse il cuore di Arianna, la figlia di Minosse, che gli suggerì come uscire dal labirinto, con il famoso gomitolo da srotolare e riarrotolare.

085 Teseo e il Minotauro, mosaico romano

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 087 Marte e Rea Silvia, moneta romana

I re di Roma erano sette anche loro.

 

Dalla data leggendaria della fondazione di Roma, 753 aC. a quella più storica della fine della monarchia, il 509, corsero 244 anni, durante i quali regnarono sette re.

Gli storici latini, attingendo alquanto alla fantasia, ci hanno lasciato molte notizie su di loro.

Si può dire senza tema di smentite che il primo, Romolo, è quello meglio conosciuto. In breve: figlio della vestale Rea Silvia e del dio Marte, viene abbandonato con il gemello Remo sulle rive del Tevere dove lo allatta una lupa.

 

088 Disegno di Bartolomeo Pinelli 

 

Traccia il solco fondando la nuova città di Roma, e causa contemporaneamente la morte di Remo.

 

089 Romolo traccia il solco, Carracci, 16 sec

 

 

 

 

 

 

 

C'è poi il ratto delle Sabine, la guerra con i loro padri e fratelli, e l'intervento di Ersilia, sabina e sposa di Romolo, che fa terminare le ostilità.

 

090 Ersilia pacifica i due popoli, J. L. David 

Dopo quarant'anni di regno Romolo scompare misteriosamente durante un temporale, si dice rapito in cielo da suo padre Marte, e viene venerato come dio Quirino.

Diventa re un sabino, di nome Numa Pompilio, era il 715 aC.

Mentre Romolo era sempre in guerra e Roma era rispettata per la sua forza, Numa era un uomo pacifico e religioso e la trasformò in una città basata su giuste leggi e sani costumi. Numa seppe anche curare e valorizzare la propria immagine con vari mezzi.

Per prima cosa si fece costruire una vera abitazione (mentre tutti vivevano in capanne) in una radura sul Palatino, un vero palazzo con i muri di argilla, con una grande sala centrale e vari locali ai lati aperti su una corte. Era la regia.

La radura dove sorgeva la 'regia' e i pochi resti che vediamo ancor oggi:

091 La radura dove sorgeva la 'regia'           092 I resti della 'regia'

093 La grotta della ninfa Egeria, Via Appia, Roma

 

 

Seconda cosa, cominciò ad allontanarsi spesso dalla città, ritirandosi in una grotta nel bosco sacro. In silenzio, vi si tratteneva da solo per lungo tempo e, quando ne usciva, aveva il viso trasfigurato e felice.

 

094 Numa e la ninfa Egeria 

 

 

 

Cominciò a circolar voce che il re si incontrasse con qualcuno di speciale e lui non lo negò. Poi, un giorno, si decise a parlare:

'E' la ninfa Egeria che vado a visitare: E' lei che mi ispira e mi consiglia su ciò che devo fare per il bene della città e dei cittadini. E' lei che mi suggerisce le leggi.'

I Romani non potevano che rispettare Numa ed obbedire ad una divinità!

 

Il poeta latino Ovidio, vissuto nel 1° secolo aC, ci narra come ebbe origine il collegio dei Salii, i sacerdoti di Marte che custodivano gli ancilia, i dodici scudi sacri. Ovidio racconta che Numa Pompilio conversava un giorno con Giove e gli disse che desiderava rafforzare la propria immagine presso il popolo.

'Domani a mezzogiorno mostrerò a tutti che tu detieni il comando.'

Il giorno seguente, che era il 1° di marzo del 705 aC, Numa fece venire davanti al suo palazzo i rappresentanti di tutti i rioni della città. Numa stava seduto sul trono di acero, con il capo velato.

095 I sacerdoti con gli anciliaA mezzogiorno tre fulmini squarciarono il cielo e cadde uno scudo nella corte. Era uno scudo di bronzo ovale, con due incavi laterali. Numa lo chiamò ancile.

Fece chiamare l'artigiano Mamurio Veturio e gli ordinò di fabbricarne altri undici identici, così nessuno avrebbe potuto rubare quello vero e sacro.

I dodici scudi vennero posti nel tempio di Marte sul Palatino e Numa creò i sacerdoti Salii che, durante le feste portavano gli scudi in processione battendoli con mazze.

Intanto Numa continuava a visitare la ninfa Egeria. Quando morì, e doveva esser vecchio perché aveva regnato più di quarant'anni, la ninfa fu così addolorata e pianse tanto che fu trasformata in fontana. Questa fonte la si può vedere ancor oggi nel bosco sacro vicino alla grotta.

Alla morte del pacifico Numa, divenne re di Roma, il terzo, Tullo Ostilio, un tipo bellicoso che fece guerra coi popoli vicini per tutti i quarant'anni del suo regno.

L'episodio più noto è quello degli Orazi e Curiazi.

Era in corso da tempo una guerra tra Roma e Alba Longa e, per evitare altro spargimento di sangue, si decise un duello fra tre rappresentanti romani e tre sabini.

Chi avesse vinto avrebbe dato la vittoria alla sua città.

Per Alba si presentarono tre forti fratelli, i Curiazi.

Anche Roma vantava tre giovani gemelli, gli Orazi, che subito si offrirono per il duello.

Re Tullo Ostilio consegnò loro le spade ed essi giurarono di combattere fino alla morte per la loro patria e per risparmiare altre vite.

096 Il giuramento degli Orazi, J. L. David

Su una grande spianata si radunarono i due eserciti, uno di fronte all'altro, per assistere al duello che avrebbe avuto luogo al centro.

Fu una lotta fierissima. All'inizio sembravano vincitori i Curiazi che, benché feriti, riuscirono ad uccidere due dei fratelli romani. Ma il terzo Orazio, rimasto incolume, finse di fuggire: si tirò dietro i tre avversari separandoli e uccidendoli uno dopo l'altro.

Roma aveva riportato la vittoria e la supremazia.

Era il 7° secolo aC, epoca che si conosce più per le leggende che per la storia.

Infatti si racconta pure che Tullo Ostilio morì misteriosamente. Stava facendo un sacrificio a Giove. Forse non era troppo pratico di riti, lui re guerriero, e fece un errore nel cerimoniale che gli costò la vita. Il dio adirato lo fulminò. Cosa che non sarebbe certo capitata al suo predecessore, il religioso Numa Pompilio.

Il quarto re di Roma fu Anco Marzio, figlio di Pompilia figlia di Numa.

097 Moneta di Anco Marzio con figura equestre

 

Nella sua vita non compaiono più un Marte che lo rapisce in cielo, o una ninfa Egeria che lo consiglia, o un Giove che lo fulmina. Piano piano e gradualmente la leggenda lascia il posto alla storia.

 

Anco Marzio conquistò varie città latine e deportò i loro abitanti sull'Aventino. Nacque così la plebe.

 

Fece costruire il primo acquedotto, che da lui prese nome, l'Acqua Marcia, conquistò tutto il territorio fino alla foce del Tevere e creò il porto di Ostia dando inizio alla potenza marittima di Roma.

 

098 Tanaquil, quadro del Beccafumi, 1519Il prossimo re, il quinto, fu un greco-etrusco.

Portiamoci a Tarquinia, ricca città etrusca, siamo intorno al 650 aC.

Qui viveva una nobile fanciulla, di nome Tanaquil, ricca e molto colta. Conosceva la matematica, era esperta in medicina. E nessuno come lei era abile nel prevedere il futuro.

Quando il divino fanciullo Tagete era balzato fuori da un solco d'aratro nella campagna ed era vissuto un giorno soltanto per insegnare all'umanità l'arte divinatoria, era a lei che l'aveva rivelata. Questo si mormorava e la si guardava con rispetto e timore.

Tanaquil amava le cose belle. Da alcuni anni a Tarquinia viveva un greco fuggito da Corinto, un grande ceramista e pittore. La giovane donna si era recata spesso nella bottega dell'artista, lì conobbe suo figlio, che si chiamava Luchmon, e lo sposò.

La città di Tarquinia non avrebbe mai visto di buon occhio la carriera di un giovane straniero. Tanaquil, che era ambiziosa, convinse Luchmon a trasferirsi nella crescente città di Roma. Caricò su un carro che guidò lei stessa vasi e preziosità d'ogni tipo e la coppia si diresse a Roma.

Quando furono sul Gianicolo, nelle vicinanze della città, un'aquila piombò dal cielo ad ali spiegate, tolse il copricapo a Luchmon, volò con alti stridi, e poi glielo rimise sulla testa. Il poveretto ne fu terrorizzato, ma la sposa gli predisse un grande futuro di re.

A Roma i due si misero presto in luce: come Tanaquil anche Luchmon era colto, sapeva di filosofia, di geografia, (i romani di quei tempi erano molto ignoranti), venne chiamato come precettore dei figli di Anco Marzio e ne divenne anche tutore.

Già a Roma vivevano molte ricche e potenti famiglie di mercanti etruschi. Quando Anco Marzio morì, con il loro appoggio fu eletto re Luchmon, che si era anche assicurato la simpatia della plebe con abili discorsi.

Il nuovo re latinizzò il suo nome di Luchmon in Lucio a cui aggiunse Tarquinio per la sua origine etrusca.

Combatté e vinse Latini, Sabini, Etruschi. Fece costruire il Circo, la Cloaca Massima, il tempio di Giove.

Chiamò da Tarquinia musici, danzatori, atleti, artisti che invasero e incantarono la città.

Lucio Tarquinio (detto Prisco) non sembra aver avuto figli maschi. Ma viveva nella reggia un bambino, figlio di una schiava, di nome Servio Tullio che egli adottò, su pressione di Tanaquil. Racconta lo storico Tito Livio:

'In quel tempo nella reggia avvenne un prodigio meraviglioso: narrano che, intorno al capo di un fanciullo che dormiva, chiamato Servio Tullio, alla presenza di molte persone ardessero fiamme. Tanaquil [ricordiamo che sapeva prevedere il futuro] trasse in disparte il marito e gli disse: 'Vedi questo fanciullo che noi alleviamo così poveramente? E' chiaro che un giorno sarà la nostra luce in tempi difficili, perciò educhiamolo con amorevolezza......'

099 Tarquinio Prisco 

Ma con il passare degli anni, i figli di Anco Marzio erano ormai cresciuti e decisero di far uccidere il re, per riprendersi il regno che ritenevano fosse stato loro usurpato.

Tarquinio Prisco fu assassinato da due pastori che avevano ottenuto con una scusa il permesso di essere ammessi alla sua presenza.

Non pensarono però di liberarsi della moglie e del figlio adottivo. Non facevano paura: lei perché era una donna, lui perché era un ragazzino.

L'abile Tanaquil riuscì però a mettere Servio Tullio sul trono: fu l'unico re di Roma a non essere eletto ma ad ereditare la corona.

 

Servio Tullio regnò per quasi cinquant'anni. Diede a Roma la costituzione, compì molte opere di pace e assicurò alla città la supremazia su dodici città etrusche. Ma finì male anche lui.

100 Tullia passa sul cadavere del padre, B. Pinelli

 

Sua figlia Tullia aveva sposato un certo Tarquinio (detto poi il Superbo). Costui, o per propria ispirazione o su istigazione della moglie, pensò bene di gettare il suocero dal Campidoglio causandone la morte.

Il corpo dell'anziano re finì in un vicolo.

L'amabile Tullia, per essere ben sicura che suo padre fosse morto e la via del regno aperta a suo marito, passò con il carro sul cadavere.

Quella piccola strada si chiamò da quel giorno vicolo scellerato.

 

Ecco il settimo e ultimo re di Roma: Lucio Tarquinio il Superbo.

101Perseguitò i senatori, oppresse il popolo, si circondò di spie, fu uno spietato tiranno. Però abbellì la città con nuovi monumenti, completò le opere pubbliche iniziate dai suoi predecessori e affermò la supremazia di Roma sul Lazio.

I romani sopportarono la tirannide per oltre vent'anni, poi accadde qualcosa che spodestò Tarquinio e lo fece fuggire da Roma.

Tarquinio e la moglie Tullia (quella che era passata con il carro sul corpo del padre) avevano un figlio di nome Sesto, che doveva aver preso un bel caratterino da quei genitori.

Questo giovane Sesto era un giorno al campo con altri militari e, sotto la tenda, cominciarono a discutere circa la virtù delle rispettive mogli. Un certo Collatino si dichiarò certissimo della fedeltà della propria sposa Lucrezia. Sesto mise in dubbio la sua asserzione. Collatino propose allora una scommessa, avrebbero controllato Lucrezia, ma anche la sposa di Sesto. Decisero di tornare a casa quella notte per sorprenderle sul fatto.

Inforcarono i cavalli, e via.

A Roma trovarono la moglie di Sesto che banchettava con amici e si lasciava corteggiare. Lucrezia invece stava tessendo un abito per il marito lontano.

Collatino, trionfante, incassò la scommessa e tornò al campo.

Sesto non mandò giù il rospo, tornò da solo da Lucrezia e la violentò.

102 Morte di Lucrezia, anonimo lombardo del 17 secolo

La virtuosa matrona non sopportò l'onta e si uccise.

 

A questo punto Giunio Bruto (ovviamente non quello che uccise Cesare) informò il Senato e il popolo, Collatino mosse le legioni verso Roma.

Tarquinio il Superbo con la sposa Tullia e il figlio Sesto (un bel terzetto!) fuggì in Etruria. Intanto a Roma si dichiarava decaduta la monarchia e si eleggevano due consoli.

L'ex re arrivò a Chiusi e chiese aiuto a Porsenna per rientrare a Roma. In un primo tempo Porsenna mosse il suo esercito contro Roma e l'assediò.

103 Muzio Scevola davanti a Porsenna, B. Panelli

 

 

Poi, si racconta, l'eroismo di Orazio Coclite, di Clelia e di Muzio Scevola lo convinsero del valore dei Romani e ritirò le truppe tornando in patria.

Era il 509 aC. Erano trascorsi 244 anni dalla fondazione di Roma e avevano regnato in sette. 

 

 

 


 104 a

 

Per quasi duemila anni la storia di Salomé ha ispirato pittori come Filippo Lippi e il Caravaggio, scrittori come Flaubert e Oscar Wilde e la sua danza dei sette veli ispira ancora oggi ballerini più o meno famosi.

Secondo la tradizione, i veli di Salomè erano sette, levati uno a uno durante la danza, Il vangelo però non nomina il numero e neppure i veli, parla solo di un ballo.

104 b 104 c

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L'evangelista Marco scrive:

Infatti Erode aveva fatto arrestare e incatenare Giovanni (il Battista) in prigione, ad istigazione di Erodiade, moglie di Filippo suo fratello, che egli teneva con sé. Perché Giovanni diceva: 'non ti è lecito tenere la moglie di tuo fratello.'

 

Erodiade bramava di farlo morire, ma non ci riusciva.

105_Salom_danza_al_banchetto_di_Erode_Filippo_Lippi_15_sec        

 

Ma venne il giorno opportuno.

Erode, nel suo giorno natalizio, imbandì un banchetto. E la figlia della stessa Erodiade entrò a ballare.

 

Essendo lei piaciuta a Erode e ai convitati, il re disse alla fanciulla:

'Chiedimi quel che vuoi e io te lo darò, lo giuro, anche fosse la metà del mio regno.'

106_Salom_G._Moreau_19_secolo

 

 

Salomè, uscita, domandò a sua madre: 'Che chiederò mai?' E quella rispose: 'La testa di Giovanni Battista, in un bacile.'

Erode, dopo un giuramento formale davanti ai personaggi più importanti del regno, non può tirarsi indietro, e dà l'ordine.

107_Salom_riceve_la_testa_del_Battista_Dor_illustrazione_per_la_Bibbia

108_Salom_con_la_testa_del_Battista_B._Luini_1500_Museo_del_Louvre_Parigi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


109 

110 Guido d'Arezzo 

Guido nacque ad Arezzo nel 997 e si fece monaco benedettino. Egli visse prima nell'Abbazia di Pomposa, in seguito tornò nella sua città e morì a cinquantasei anni priore dell'eremo di Fonte Avellana (Pesaro).

111 Targa sulla sua casa  natale ad ArezzoNoi lo conosciamo come Guido d'Arezzo.

 

Fu lui a dare il nome alle note musicali, utilizzando le iniziali di alcuni versi di un inno a San Giovanni con cui insegnava canto ai suoi alunni.

[Affinché i tuoi servi possano cantare a pieni polmoni le meraviglie della vita, o San Giovanni, purifica i colpevoli da ogni peccato di cui le loro labbra si siano contaminate. Inno composto da Paolo Diacono]

Così, per molti secoli, le note furono ut, re, mi, fa, sol, la, si.

Intorno al 1630, un erudito e teorico musicale fiorentino, di nome Giovan Battista Doni, ritenendo che la ut fosse per noi Italiani di troppo ingrata pronuncia, riuscì a sostituirla. Con che cosa? Con la prima sillaba del suo cognome, Doni!


112 Maometto vola sul suo cavallo 

Gli arabi raccontavano, fin dai tempi più antichi, che vi erano nel cielo sette angeli che rinfrescavano il sole con neve e ghiaccio. Altrimenti la terra sarebbe stata bruciata e ridotta in cenere. Altri settemila angeli avevano invece un' altra incombenza, ogni mattina: dovevano caricare il sole facendolo girare come una trottola e poi lo lanciavano nel cielo.

Erodoto, lo storico greco del 5° secolo aC., racconta che il giuramento più sacro fra gli arabi veniva fatto in questo modo: si sceglievano sette pietre, che venivano poi macchiate con una goccia di sangue di colui che giurava.

Allah creò sette cieli uno sull'altro.

Maometto dalla Mecca raggiunse Gerusalemme in pochi secondi cavalcando il suo cavallo Borak, e da lì, sempre sul suo cavallo, raggiunse il settimo cielo.

113 Maometto prega alla Kaaba, miniatura turca, 17 sec., Museo Topkapi, Istanbul

 

 

Quando il musulmano fa il suo pellegrinaggio alla Mecca, è tenuto a effettuare per sette volte il giro della Kaaba. Si tratta del santuario avvolto in veli neri a forma di dado in cui è conservata una pietra nera che fu lì portata dall'arcangelo Gabriele.

 

Il bimbo musulmano riceve il nome il settimo giorno.

 

L'anima del morto rimane presso la tomba per sette giorni.

 


 

114 Ricostruzione del tempio di Salomone a Gerusalemme

 

 

Nell'anno quarto del regno di Salomone furono poste le fondamenta della casa del Signore e nell'anno undicesimo la casa fu terminata: la fece in sette anni.

Queste sono le parole della Bibbia.

 


115 La Cattedrale di Chartres, J. B. Corot, 19 secolo 

 

 

 

 

La cattedrale di Chartres, forse la più bella del mondo, fu costruita sul numero sette. Ha sette cappelle radiali, sette gallerie sopra le arcate della navata e sette sul transetto.

Quando fu costruita, nel 1200, si conscevano solo sette pianeti e si voleva riprodurre in terra ciò che era in cielo.

 

 

  


116 a 

 

E' il momento di parlare di un numero sette famosissimo, questi pallini rossi, le Sette Meraviglie del mondo antico.

 

Oggi ne possiamo vedere ancora una sola, anche se spogliata del suo prezioso rivestimento, e qualche rudere di un altro paio. Tutto il resto lo possiamo soltanto immaginare e ricostruire attraverso le descrizioni di antichi viaggiatori.

L'unica che possiamo ancora vedere, ed è la più antica di tutte, è la Piramide del faraone Cheope.

116 b

 

E' stato calcolato che l'enorme costruzione possiede un volume di 1615 milioni di metri cubi. Essa consta di circa 1960 milioni di blocchi di pietra di circa un metro cubo ciascuno.

Secondo le fonti, la costruzione avvenne nel corso di vent'anni. Considerando una giornata lavorativa di dieci ore, senza soste o interruzioni, si deduce che i blocchi venivano collocati in media uno ogni due minuti.

117 b La piramide di Cheope, Luigi Mayer, 1804.jpg

118 Interno della Piramide di Cheope, L. Mayer, 1804119_Lunica_immagine_di_Cheope_che_ci__pervenuta

 

 

Nel 1° secolo aC. Plinio scriveva: E' un problema difficile spiegare come i materiali da costruzione venissero trasportati a tali altezze.' Ancor oggi vi sono varie teorie, ma nessuna certezza.

 

 

Cheope fu il secondo faraone della terza dinastia e visse nel 26° secolo aC.

Di lui si sa soltanto che ebbe una vittoria sui nomadi del Sinai e che fondò una città sulla riva del Nilo, nella Tebaide.

La costruzione della sua tomba però ha reso il suo nome famoso fino a noi.

 

 

120 

Nulla rimane dello Zeus creato dallo scultore greco Fidia per il tempio di Olimpia.

Era una statua criso-elefantina, cioè d'oro e d'avorio. Eretta nel 430 aC., essa fu abbattuta nel 426 dC. quando l'imperatore Teodosio proibì i Giochi Olimpici.

121 Ricostruzione dello Zeus di OlimpiaSi è calcolato che siano stati utilizzati oltre 1000 kg d'oro.

Gli antichi scrittori ci raccontano che Zeus era seduto. Nonostante questo, era alto 12 metri e quasi toccava il soffitto della cella.

Il trono era di ebano.

La chioma, l'abito (che lasciava scoperta la parte superiore del corpo) e i sandali erano rivestiti d'oro. Forse qualche ricciolo era d'oro massiccio.

Il capo era ornato da una corona d'ulivo, simile al premio dei vincitori delle Olimpiadi.

Le parti nude del corpo, volto, busto, braccia e piedi, erano rese con un rivestimento di avorio, gli occhi con pietre colorate.

Il dio teneva una Nike, la vittoria alata, (di grandezza umana!) nella mano destra e, con la sinistra, uno scettro con in cima l'aquila.

 

Dello Zeus non rimane più nulla, ma il turista che visita Olimpia può ancora vedere due cose collegate a questa Meraviglia del mondo antico.

124 Il laboratorio di Fidia a Olimpia

 

 

Una è il laboratorio di Fidia, dove lo scultore portò a termine l'opera insigne. Questo locale aveva le stesse misure della cella del tempio dove Zeus sarebbe stato posto. Lo scultore aveva voluto creare le stesse condizioni di spazio della futura collocazione per poter meglio valutare le reali dimensioni e l'effetto scenico della statua.

 

 

L'altro è un piccolo oggetto, semplice, rotto, ma preziosissimo e si trova nel Museo di Olimpia. Si tratta di una tazza. Sul fondo sono incise queste parole: io appartengo a Fidia.

L'artista aveva certamente degli aiutanti e non voleva che la sua tazza venisse confusa con la loro. Incise quindi questa frase.

125 La tazza di Fidia nel museo di Olimpia 

La tazza di Fidia, nel Museo di Olimpia. E' stata posta su uno specchio per permettere di leggere la scritta

126 La scritta 

 

 

 

 

 

 

 

127 

Oggi Babilonia si trova in una zona brulla e desertica, il corso dell'Eufrate si è allontanato, ma un tempo c'era acqua e ricchezza di vegetazione.

I Giardini Pensili di Babilonia probabilmente furono fatti erigere nel 6° secolo aC. da Nabucodonosor. La sua sposa veniva da un paese montagnoso ricco di boschi e il re le volle dare l'illusione di trovarsi in un luogo simile alla sua patria.

La leggenda invece ci trasporta molto indietro nel tempo e ci racconta che i giardini di Babilonia furono creati nel 24° secolo aC. per la gioia della regina Semiramide.

 

Gli studiosi e i disegnatori si sono veramente sbizzarriti nelle ricostruzioni di questi Giardini.

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134 a Semiramide, G. F. Barbieri, 1624

 

 

La storia di Semiramide può essere raccontata in tanti modi perché le leggende che riguardano la sua vita sono molte e discordanti. Generalmente è vista come donna bellissima e dissoluta.

Dante la incontra nell'Inferno, fra i lussuriosi, la definisce imperatrice di molte favelle cioè di un territorio grande in cui si parlavano molte lingue, e rotta al vizio di lussuria.

Raccontano che ebbe un numero infinito di amanti e che li faceva uccidere quando se ne stancava.

 

134 b Semiramide costruisce un tempio, Degas, 1860

 

 

 

Regina guerriera, assoggettò l'Armenia e l'Egitto. L'Arabia, l'Etiopia e l'Asia fino al fiume Indo.

Fondò Babilonia, fece erigere templi e palazzi e i famosi giardini.

 

135_Semiramide_immaginata_da_un_pittore_pi_modern

 

Semiramide era figlia di una dea e di un uomo mortale.

Appena nata fu abbandonata nel deserto e furono due colombe a prendersi cura di lei e a nutrirla. Poi un pastore la trovò per caso e la allevò.

Ella divenne una fanciulla di straordinaria bellezza e intelligenza e andò sposa a Onnete, il quale era generale nell'esercito si re Nino.

Quando il re la vide si innamorò, la fece rapire e la fece diventare la sua regina.

 

 

Ma re Nino morì presto, così Semiramide si trovò a regnare per molti anni.

Si racconta anche che avesse un figlio di nome Ninias. Egli complottò contro di lei per prendere il potere. Quando lo scoprì, la regina lo perdonò, ma il suo dolore fu così grande che desiderò morire e se ne volò via sotto forma di colomba.

Di Semiramide parlano gli antichi scrittori greci e latini, Metastasio ne fece un melodramma, Voltaire una tragedia e Rossini un'opera famosa.

 

 

136

 

 

A chi visita Efeso, oggi, viene mostrata una colonna circondata da pochi ruderi contornati da alberi. E' tutto ciò che resta di una delle Sette Meraviglie, il Tempio di Artemide.

137 I ruderi del tempio, oggi 

 

Artemide era la dea della caccia e personificava anche la luna. Era la protettrice della città.

Intorno al 580 aC a Samo avevano costruito un grandioso tempio in pietra dedicato a Era, la sposa di Zeus. Gli Efesini non vollero mancare nei confronti della loro divinità e decisero di costruire un santuario ancora più imponente e convocarono un famoso architetto, Teodoro.

138 Ricostruzione del tempio

Il tempio fu ultimato e rimase in piedi duecento anni fino al 21 luglio del 356, la stessa notte in cui in Macedonia nasceva Alessandro Magno. Accadde questo: un certo Erostrato voleva a tutti i costi passare alla storia e trovò il modo. Incendiò il tempio distruggendolo.

Esso fu poi ricostruito identico e durò altri cinquecento anni.

Plinio racconta che la cella del tempio era racchiusa da 127 colonne ed Erodoto dice che queste colonne erano state donate da Creso, il ricchissimo re di Lidia, e che il suo nome era inciso su di esse.

Nel 262 dC. venne saccheggiato e distrutto dalle orde dei Goti.

 

139

 

Alessandria è una delle innumerevoli città fondate da Alessandro Magno e chiamate con il suo nome. Essa è forse l'unica sopravvissuta alla sua morte. (Una curiosità: Alessandro diede ad alcune nuove città il nome del suo cavallo Bucefalo e perfino del suo amato cane Peritas).

 

140 Testa di Alessandro

 

Si racconta che, nel 332 aC., durante la sua conquista, Alessandro giunse in questo luogo disabitato sul mare e si accampò. Durante la notte sognò Omero, il grande cantore delle gesta degli eroi, che gli indicò il sito ove fondare una città: un'isola, nel mare profondo, proprio di fronte all'Egitto fecondo, l'isola chiamata Pharos.

 

Fu cento anni più tardi che sull'isola di Pharos venne eretta quella costruzione destinata a dare il nome di 'faro' a tutte le successive.

Fin dal 3° secolo aC., infatti, una monumentale torre alta 150 metri su uno scoglio dell'isola sorvegliava l'ingresso del porto di Alessandria d'Egitto e la sua luce veniva vista a molti chilometri di distanza.

L'isola era collegata con la terraferma da un ponte.

All'interno della torre vi erano numerosi locali dove avevano alloggio le guardie e, al centro, una scala e un'ampia rampa che permetteva la salita di due animali da carico i quali portavano su il legno imbevuto di resina che occorreva per il fuoco.

La parte inferiore della torre terminava con una terrazza, decorata ai quattro angoli da tritoni. Erano degli automi che seguivano con il braccio alzato il percorso del sole ed emettevano suoni per scandire le ore.

Su questa terrazza si ergeva la parte superiore della torre, più stretta. All'interno, una scala per salire in cima.

Sulla piattaforma in alto poggiava una struttura circolare che aveva all'interno l'impianto per l'illuminazione del faro e un tetto a cono con la statua di Zeus.

La torre di Pharos durò per circa mille anni, poi una serie di terremoti la distrusse.

141 Ricostruzione del Faro142 Ricostruzione del Faro 

 

 

 

 

 

 

 

143 Ricostruzione del faro 

 

 

 

 

 

 

   144 

 

Come la torre dell'isola di Pharos ha dato il nome ai fari, così il monumento a Màusolo ad Alicarnasso lo ha dato agli imponenti monumenti funerari.

Mausolo era satrapo di Caria in Asia Minore. Era il 353 aC. quando egli morì e la sua devota moglie Artemisia fece erigere il monumento in suo onore.

145 Mausolo146 Artemisia

 

Gli antichi scrittori e in particolare Plinio, raccontano che sembrava un palazzo, così tutto pieno di marmi e di oro.

Sulla base a forma di dado si ergeva una loggia con trentasei colonne e una copertura a forma di piramide composta da ventiquattro gradini. Màusolo infatti aveva regnato ventiquattro anni. Vi erano fregi e statue di marmo e, sulla cima, una quadriga con Màusolo e Artemisia.

L'intero monumento era alto come un edificio di quattordici piani di oggi.

147 Una ricostruzione del Mausoleo

 

 

 

 

 

 

148 Testa di un cavallo della quadriga, British Museum, Londra

 

 

 

 

 

Narra la leggenda che Artemisia era così innamorata dello sposo da non poter sopportare di essere da lui separata e non le bastò ordinare lo stupendo monumento funebre.

Quando le portarono l'urna con le ceneri di Màusolo, lei chiese una coppa d'acqua, mescolò il tutto e bevve.

 

150 Artemisia e l'urna, F. Salviati, 16 secolo151 Artemisia chiede la coppa, Rembrandt, 17 secolo

 

 

 

La storia non è finita. Quando dopo molti anni la donna vide il monumento terminato, allora solo morì di dolore.

 

 

 

 

 

 

 

Il Mausoleo venne smontato fin nelle fondamenta dai Cavalieri di San Giovanni agli inizi del 1500. Servivano materiali per rinforzare la loro fortezza di San Pietro contro la minaccia turca.

 

151 

 

 

 

 

 

 

La grande statua venne eretta all'ingresso del porto, intorno al 300 aC., dai cittadini di Rodi per ringraziare il loro dio protettore Elio, il Sole, che aveva loro evitato una guerra.

152 Ricostruzione del Colosso di Rodi 

 

Il Colosso era di bronzo, alto circa 35 metri (di poco più basso della Statua della Libertà) e reggeva una torcia con la mano destra alzata.

L'autore fu Carete di Lindos, allievo di Lisippo, che ci lavorò dodici anni.

Ben poco durò questa Meraviglia del Mondo, solo settant'anni più tardi infatti essa crollava per una scossa di terremoto. Rimanevano ritte soltanto le gambe fino alle ginocchia.

153 Ricostruzione del Colosso di Rodi 

 

Gli abitanti di Rodi desideravano ricostruirla, ma prima di iniziare i lavori chiesero un responso all'oracolo di Delfi. La risposta fu ciò che giace bene non deve essere rimosso. Obbedirono.

Plinio, lo scrittore latino che fu a Rodi nel 50 dC. racconta che il Colosso ancora giaceva in frantumi e si poteva ammirare la complessa struttura in ferro. Ogni singolo dito aveva la grandezza di una intera statua e il suo pollice era così grosso che solo pochi uomini riuscivano ad abbracciarlo.

 

 

 


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Forse vale la pena di aggiungere che durante il Medioevo venne stilato un secondo elenco di Sette Meraviglie, per completare il primo. Eccole:

 

 

 155 Le catacommbe di Alessandria d'Egitto

 

 

 

Le Catacombe di Alessandria in Egitto

158 La Grande Muraglia 

 

 

 

 

La Grande Muraglia Cinese

 

 

156 La Torre di Pisa 

 

 

 

La Torre di Pisa

 

 157 La Torre di Pocellana di Nanchino

 

 

 

La Torre di Porcellana
di Nanchino

 

 

 

 

 

159 Santa Sofia a Costantinopoli 

 

Santa Sofia a Costantinopoli (oggi Istanbul)

 

 160 Stonehenge, Inghilterra

 

 

 

 

Stonehenge in Inghilterra

 

 

161 Il Colosseo a Roma. 

 

 

 

Il Colosseo a Roma

 

 


162 

 

In anni recenti si è aggiunto un altro elenco di Sette Meraviglie, questa volta di Meraviglie della Natura.

 

163 Il vulcano Paricutin in Messico 

 

Il Vulcano Paricutin, in Messico

 

164 L'Everest

Il Monte Everest

165 Il Coral Reef in Australia 

 

Il Coral Reef in Australia

 

 168 Le Cascate Vittoria in Zimbabwe

 

 

Le Cascate Victoria nello Zimbabwe

 

166 b Il Gran Canyon del Colorado 

 

 

Il Gran Canyon del Colorado

 

166 a L'aurora boreale 

 

 

 

 

Le luci dell'aurora boreale

 

 167 La Baia di Rio de Janeiro in Brasile

 

 

La Baia di Rio de Janeiro in Brasile

 

 

 

169 Statuetta di Isthar, Museo del Louvre, Parigi

 


 

In Mesopotamia gli Assiro-Babilonesi spiegavano il ciclo delle stagioni con questo mito:

Ishtar, la dea dell'amore e della fertilità, in lutto per la morte del suo amante Tamuz, si reca all'ingresso del regno dei morti ogni anno. Per entrare deve passare sette porte e ad ognuna viene spogliata di qualcosa che indossa o di un ornamento. Nel frattempo sulla terra ogni cosa isterilisce e muore.

 

Ormai nuda la dea rimane come morta negli inferi.

Quando si risveglia, lentamente esce passando di nuovo le sette porte e ad ognuna riprende le sue vesti e i suoi gioielli.

 

E' tornata la primavera.

170 Surya, il dio del Sole

 


 

 

Il dio del sole della mitologia indù si chiama Surya, e il suo carro è tirato da un cavallo con sette teste.

 

 

 


 

171 La crema Total Effects

 

 

 

Il numero sette ispira anche il marketing. Un esempio:

Crema di bellezza total effects, che vanta un esclusivo sistema di sette vitamine e minerali contro i sette segni del tempo.

Essa (uno) riduce rughe e linee sottili, (due) rende la pelle più liscia, (tre) rende la pelle più uniforme, (quattro) dona alla pelle vitalità e luminosità, (cinque) riduce la visibilità dei pori, (sei) attenua le macchie e infine (sette) idrata la pelle secca.

 


172 

 

Il triangolo

I vertici, i punti d'incontro dei lati con le mediane e il centro costituiscono i sette nodi strutturali del triangolo

 

 173 Sean Connery, 007


 

 

 

...... e James Bond avrebbe avuto lo stesso successo se si fosse chiamato 004 o 009?

 

 


 

174_I_Sette_contro_Tebe_vaso_del_470_a.C

 

 
I Sette contro Tebe

E’ un mito greco molto antico, che ha ispirato anche una tragedia di Eschilo.

Alla morte di Edipo i suoi due figli Eteocle e Polinice, diventati adulti, si accordarono per regnare su Tebe un anno ciascuno. Ma Eteocle alla fine del suo primo turno si rifiutò di lasciare il trono e scacciò il fratello dalla città.

Polinice allora trovò sei alleati, sei eroi, che con i loro eserciti cinsero d’assedio Tebe, che aveva sette porte.

 

La guerra fu sanguinosa, con grandi perdite da tutte e due le parti. Alla fine fu deciso che si sarebbe risolta con un duello corpo a corpo fra i due fratelli. E questo fu così accanito che morirono entrambi.


 

Non dimentichiamoci:

delle sette vite o spiriti del gatto
di chi è un furbone di sette cotte
di chi suda sette camicie
della felicità di chi si trova al settimo cielo
della sfortuna che durerà sette anni di chi rompe uno specchio

E l’età della ragione per un bambino è sette anni.


175 La Bestia del Mare, arazzo, Angers

 

 

 

 

Ancora nella Bibbia:

Nell’Apocalisse di Giovanni appaiono ad un tratto due animali con sette teste, uno è un Drago, l’altra è la Bestia del Mare, che esce dalle acque

 

 

 

 

 


176 Le Arti Liberali da Hortus Deliciarum, anno 1180Nelle scuole medioevali europee si insegnavano le Arti Liberali, sette: il trivio (grammatica, dialettica e retorica) e il quadrivio (aritmetica, geometria, musica e astronomia). Esse costituivano il nocciolo degli studi: solo dopo aver raggiunto il grado di maestro delle arti era infatti possibile accedere a una delle tre facoltà universitarie superiori, di teologia, diritto e medicina.


 

177_Ges_e_Pietro_Masaccio_Chiesa_del_Carmine_Firenze

 

 

 

 

 

Nel Vangelo di Matteo si racconta che Pietro si accostò a Gesù e gli chiese:

'Signore, fino a quante volte, se mio fratello pecca contro di me, gli dovrò perdonare? Fino a sette volte?'

Gesù gli rispose: 'Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette'.

L'espressione settanta volte sette rappresenta oggi un gran numero, senza più riferimenti al perdono cristiano.

 

 

 


 0001

In questa carrellata che qui termina, il numero sette è stato trattato in oltre settanta modi diversi, perciò settanta e più volte sette