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                        Edipo, sfortunato già dalla nascita

 

 

 

01 A Delfi, la Pizia pronuncia l'oracolo


 

 

A Tebe regnavano Laio, un discendente di Cadmo, e sua moglie Giocasta. Desideravano molto avere dei figli, ma non ne arrivavano. Laio andò a Delfi a interrogare l'oracolo.

Il responso fu:

"Se ti nascerà un figlio, egli ti ucciderà, sposerà sua madre e sarà la rovina della città".

 

 

 

 

Laio tornò a Tebe sconvolto, ma Giocasta gli annunciò gioiosa che aspettava un bambino!

 

02 Il pastore si avvia al monte, 450 a.C., Biblioteca Nazionale, Parigi

 

Nacque un maschietto. La regina cercò in tutti i modi di sottrarlo al marito, lo voleva salvare, ma Laio subito gli forò i talloni, vi passò degli anelli d'oro e gli legò i piedi.

Poi chiamò un suo fedele pastore e gli ordinò:

"Prendi il bambino, portalo sul monte Citerone, e abbandonalo, perché, se dovesse sopravvivere, porterebbe indicibili sciagure alla città".

Il pastore prese il neonato, se lo mise in spalla, e tristemente camminando lo portò sul monte.

Cercò un posto remoto e deserto e delicatamente depose per terra il bambino, avvolto nelle sue fasce.

 

 

 

 

Da Corinto verso Tebe03 Il pastore si pente, coperchio di sarcofago, III sec., Musei Vaticani, Roma

Il bimbo cominciò a piangere, forse aveva fame, o freddo, e certamente gli dolevano i piedini che erano stati forati. Il pastore non ebbe il coraggio di abbandonarlo, si pentì di aver accettato quel crudele incarico.

Sentì un rumore di zoccoli e vide che si avvicinavano alcuni guardiani di cavalli che erano al servizio del re di Corinto, Polibo. A loro il pastore affidò il neonato:

"Portatelo via lontano e non dite a nessuno dove lo avete trovato".

 

 

 

Re Polibo e la regina Merope non avevano figli e adottarono volentieri quel piccolo ancora senza nome. Lo sfasciarono e quando gli videro i piedi esclamarono: "Lo chiameremo Edipo! (in greco = piedi gonfi)"

Edipo crebbe grande e forte, e viveva felice credendo di essere veramente il principe di Corinto. Ma un giorno un ubriaco, litigando, gli disse: "Chissà chi sono i tuoi genitori! Tu sei stato raccolto su una montagna".

Ansioso, Edipo interrogò per prima cosa Polibo e Merope, ma loro lo rassicurarono, mentendo: "Siamo noi i tuoi genitori".

Il giovane comunque non era tranquillo e si recò a Delfi. Il responso della Pizia fu questo: "Ucciderai tuo padre e sposerai tua madre".

Edipo allora decise: 'me ne andrò da Corinto e non tornerò mai più, così non cadrò nelle colpe che l'oracolo ha predetto'.

Senza aspettare un minuto di più, salutò coloro che credeva fossero i suoi veri genitori e partì. E cominciò a vagare senza meta.

04 Morte di Laio, sarcofago del III sec., Musei Vaticani, Roma

 

Un giorno, in Focide, ad un trivio, gli venne incontro un ricco carro con un nobile e il suo seguito. Gli fu ordinato di spostarsi, Edipo si rifiutò, il carro gli passò su un piede, e il nobile lo colpì con il bastone. Edipo, furioso, lo ferì e si allontanò velocemente.

Il nobile era Laio, il suo vero padre, che poco dopo morì. Si era così avverata la prima parte della profezia.

 

 

 

Un messaggero galoppò a Tebe, annunciando che il re era stato ucciso da un ladro.


 

L'incontro con la Sfinge

In quel periodo era comparsa nella zona di Tebe la Sfinge, un mostro alato con testa di donna e corpo di leone.

 

05 La Sfinge, avorio e ceramica, V sec. a.C., Museo Nazionale, Nicosia, Cipro

06 Sfinge del VI sec.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Sfinge fermava i passanti e proponeva loro un enigma e, poiché nessuno riusciva a risolverlo, li divorava.

 

 

Dopo la morte di Laio, era andato provvisoriamente al potere a Tebe il fratello della regina Giocasta, che si chiamava Creonte.

Per salvare la città dal mostro, Creonte annunciò che chi fosse riuscito a risolvere l'indovinello avrebbe sposato la regina e sarebbe diventato re di Tebe.

 

001 Edipo e la Sfinge, V sec. a.C., Museo Archeologico, Taranto

 

 

Quando, durante uno dei suoi vagabondaggi, Edipo passò di lì, la Sfinge lo fermò e gli propose l'indovinello:

"Chi è quell'essere che vive sulla terra e che ha prima quattro piedi, poi due, poi tre, e che quando ne ha tre diminuisce la sveltezza?"

 

08Edipo e la Sfinge, Gustave Moreau., XIX sec

 

 

 

 

 

  

 

Edipo rispose subito:

"E' l'uomo, che quando è bambino cammina con quattro gambe, poi con due e quando è vecchio si aiuta con il bastone, ma è più lento."

La Sfinge, furiosa, cadde dalla roccia dove stava e nessuno la vide più.

Edipo lentamente riprese il suo cammino, e arrivò alla città di Tebe, che aveva lasciato da neonato e che non conosceva.

 

 

 

 

Edipo re di Tebe

Edipo non si aspettava di essere accolto in quel modo. La città era in festa, tutti gridavano al suo apparire, era il liberatore, il salvatore. Fu condotto da Creonte, che mantenne la promessa.

Edipo sposò la regina Giocasta. Si avverava così la seconda parte della profezia.

Ed Edipo divenne re di Tebe. Nacquero quattro figli: due maschi, Eteocle e Polinice, e due femmine, Antigone ed Ismene.

Passarono molti anni, e tutto era tranquillo a Tebe, finchè scoppiò all'improvviso una terribile peste che decimava i cittadini.

10 Tiresia, Edipo e Giocasta, cratere IV sec., Museo Archeologico, Siracusa

 

Edipo inviò Creonte a Delfi. La risposta della Pizia fu: "Per far finire la peste, dovete scacciare da Tebe l'assassino di Laio".

Nessuno però lo sapeva chi fosse l'assassino di Laio. E meno di tutti Edipo, che mandò a chiamare il vecchio indovino cieco Tiresia e gli pose la domanda.

Tiresia esitò a lungo prima si rispondere, poi disse: "Edipo, è meglio che tu non lo sappia!"

Ma il re rispose che era suo dovere scacciare il colpevole per far terminare la peste e salvare la città.

 

E Tiresia parlò.

 

 

La terribile rivelazione

 

"Sei tu, Edipo, che hai ucciso Laio tuo padre e sposato Giocasta tua madre!"

Il re non ci volle credere e mandò messaggeri a Corinto per trovare testimonianze. Arrivò allora il pastore, ormai vecchio, che aveva affidato il bambino ai guardiani di cavalli, e ricordò che il neonato aveva i talloni forati. A questo punto non vi erano più dubbi.

Giocasta lanciò un urlo e corse via, verso le sue stanze. Quando poco dopo Edipo, sconvolto, la raggiunse trovò che la regina, non potendo sopportare la verità, si era tolta la vita.

Allora Edipo prese un lungo spillone dalle vesti della moglie e si accecò. Sperava così di non vedere i peccati terribili che egli, pur senza saperlo, aveva commesso.

Poi il re tornò nella sala del trono e dichiarò: "Creonte, tu sarai re di Tebe finché non saranno cresciuti i miei figli, ti prego, prenditi cura di loro. Io me ne andrò lontano, così finalmente terminerà la peste, voi non mi vedrete più". E si avviò fuori del palazzo. Il silenzio era totale.

Si sentì un grido: "Padre, io verrò con te!" Era sua figlia Antigone. E gli prese la mano.

 

12 Edipo cieco e Antigone, E. Hillemacher, XIX sec

 

 

 

Gli ultimi anni di Edipo

Così Edipo lasciò per sempre la città di Tebe e cominciò a vagare di terra in terra. Nessuno lo voleva, veniva scacciato da tutti perché considerato maledetto dagli dèi. La sua unica consolazione, la compagnia di Antigone, la tenera figlia.

 14 Antigone e forse Teseo portano doni alla tomba di Edipo

 

Finalmente giunse a Colono, un piccolo centro vicino ad Atene, dove c'era un santuario delle Eumenidi (le Erinni), le divinità che tormentavano coloro che avevano ucciso un familiare, per supplicarle di dargli la pace.

Anche qui gli abitanti gli erano ostili, e non volevano accoglierlo.

Ma il re di Atene, il grande eroe Teseo, ebbe compassione di lui, per le terribili disgrazie che aveva avuto, e convinse gli Ateniesi a dargli ospitalità.

 

 

E fu ricompensato. Infatti Edipo gli disse:

"Ti sono grato, Teseo, e rimarrò qui per sempre. C'è una profezia: la città che ospiterà la mia tomba sarà al sicuro dagli assalti dei nemici. Sarà ad Atene che io morirò".

 

13 Edipo e le figlie, J.H. Fuessli, XIX secolo


 

Anche gli ultimi giorni della sua vita furono travagliati. Arrivò a Colono l'altra sua figlia, Ismene, portando brutte notizie.

I due fratelli, Eteocle e Polinice, ormai cresciuti, si erano messi in lotta per il potere, volevano tutti e due regnare su Tebe. Eteocle, con l'aiuto del potente zio Creonte aveva scacciato Polinice, il quale aveva trovato un alleato nel re di Argo e si peparava a combattere.

Edipo non seppe mai l'esito della guerra fra i suoi due figli, perché, vecchio e stanco, morì prima.

 

 

 

Eteocle, Polinice e i Sette contro Tebe

Quando i due figli di Edipo, Eteocle e Polinice, erano cresciuti, si erano accordati per regnare un anno ciascuno, ma Eteocle al termine del suo turno si era rifiutato di lasciare il trono e aveva scacciato il fratello.

15 I Sette contro Tebe, 470 a.C., Collezione Borowski, Taranto

 

Polinice si era recato ad Argo, dove re Adrasto lo aveva accolto con favore, gli aveva fatto sposare la figlia e promesso un esercito. Con questo esercito, comandato da sette fortissimi generali, Polinice marciò contro Tebe.

 

16 Eteocle e Polinice, G.Silvagni, 1820

 

 

 

 

La guerra fu sanguinosa, con grandi perdite da tutte e due le parti, e alla fine fu deciso che si sarebbe risolta con un duello corpo a corpo fra i due fratelli. E questo fu così accanito che morirono entrambi.

 

 

 

L'ultima pagina, Antigone

Creonte, nuovo re di Tebe, ordinò splendidi funerali per Eteocle e che Polinice, il traditore, rimanesse insepolto.

Antigone, la tenera e pia sorella, non poteva accettare che l'ombra di suo fratello dovesse vagare in eterno. E, nottetempo, curando di non farsi scorgere dalle guardie, si recò sul campo di battaglia, raccolse il corpo del fratello, lo lavò e lo seppellì. Ora Polinice avrebbe potuto entrare nell'Ade.

Poi, ritornò in città.

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Purtroppo uno zelante soldato di Creonte l'aveva seguita nel buio e aveva visto tutto quanto era accaduto. Il soldato si presentò a palazzo e denunciò la donna, che fu chiamata immediatamente dal re, accusata di aver disobbedito ai suoi ordini.

Antigone ammise, ma difese il proprio comportamento. Esso era stato dettato da leggi non scritte degli dèi. Ma fu condannata ad essere murata viva.

L'indovino Tiresia minacciò il re: "Devi liberare la donna, altrimenti la vendetta divina cadrà su di te".

 

Creonte esitò a lungo, aspettò troppo tempo. Quando si decise a far abbattere il muro, Antigone era già morta.

 

 

Fine della storia di Edipo

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